Il laboratorio Sguardi sui Generis nasce all'Università di Torino nel 2010 con l'intento di costituire uno spazio di discussione e crescita sulle questioni di genere. Un contenitore aperto, dunque, che si pone il duplice obiettivo di approfondire la formazione teorica e di favorire, al contempo, l'affermazione di una soggettività collettiva capace di confrontarsi e intervenire sulle problematiche di genere più attuali.

giovedì 27 dicembre 2012

La mia scelta viene prima!

Di seguito pubblichiamo un video realizzato dal collettivo femminista e lesbico VENGOPRIMA di Venezia.
Questo video vuole essere prima di tutto uno strumento di informazione e di denuncia ed un invito a difendere con le unghie e con i denti il nostro diritto di scelta, fondamentale tappa del processo di autodeterminazione della donna.
Il video ripercorre una storia individuale ma che ben potrebbe rispecchiare quella di tante altre donne che si sono scontrate con i problemi derivanti dal gran numero di medici obiettori che troppo spesso cercano di ostacolare e rendere più dolorosa la libera scelta delle donne in tema di maternità.
Ringraziamo le nostre compagne venete per il lungo e prezioso lavoro fatto e invitiamo alla diffusione del video.

IO SONO MIA!


sabato 22 dicembre 2012

Pestaggio a Firenze


Pubblichiamo la testimonianza di Anna (a cui va tutta la nostra solidarietà), aggredita alcuni giorni fa a Firenze, con l'invito a diffondere la notizia dell'accaduto.

In data 07/12/2012, in via Ghibellina, strada centrale a senso unico molto trafficata fino a tarda notte, vicino all’incrocio con via verdi, alle h 23.00 circa, in concomitanza con l’uscita dallo spettacolo al teatro verdi (spettacolo in data unica di M. Ranieri), mi stavo avvicinando alle strisce pedonali per attraversare l’incrocio con via verdi e recarmi verso la mia abitazione molto vicina a quel punto.
Parcheggiato sul marciapiede, c’era un suv di colore scuro che impediva l’accesso al marciapiede, l’accesso alle strisce pedonali ed occupava parte delle strisce pedonali a terra. Davanti a me c’era, inoltre, una coppia di anziani anch’essi impossibilitati a camminare e ad attraversare. Di fronte all’ennesimo atto di non rispetto nei confronti di pedoni anziani o con disabilità motoria, che ogni giorno trovano ostacoli e difficoltà per muoversi per le strade della zona, ho iniziato a battere le mani sul cofano della macchina nella speranza si attivasse l’allarme, con l’intento di attirare l’attenzione del proprietario, ovviamente sconosciuto. Ho girato attorno al potente mezzo ed ho rinvenuto a terra un pezzo di plastica nero, che si è poi rivelata la targa del veicolo. In quel momento dall’altro lato del marciapiede si staccava dal flusso dei passanti un gruppo di persone che hanno attraversato e mi sono venute incontro incolpandomi del danno alla targa. Il gruppo era di una decina di persone, in maggioranza uomini ed alcune donne, sui circa 40 anni, che mi hanno subito accerchiata e picchiata, aggredita, ingiuriata, minacciata.


venerdì 21 dicembre 2012

L'india scende in piazza contro la violenza sulle donne


Riportiamo un articolo tratto da Infoaut.org rispetto alle mobilitazioni e alle proteste contro la violenza sulle donne esplose nei giorni scorsi in India in seguito ad un brutale caso di stupro su una giovane studentessa.

Un caso di stupro a danno di una studentessa di 23 anni a New Dehli, avvenuto nella notte di domenica scorsa, ha scatenato un’ondata di proteste e rabbia in diverse parti dell’India contro il diffusissimo fenomeno della violenza sulle donne, che soprattutto nella capitale conta percentuali altissime.

La notizia ha avuto grande diffusione per la particolare brutalità della violenza subita dalla studentessa, stuprata a bordo di un autobus da 6 uomini (autista compreso), che hanno picchiato il ragazzo della giovane, violentato la ragazza e poi abbandonato entrambi a bordo di una strada, lasciando la studentessa quasi in fin di vita e tuttora ricoverata in terapia intensiva.

Ieri la protesta è esplosa in tutto il paese: i primi a mobilitarsi sono stati gli studenti e le studentesse universitari, che hanno protestato davanti a una delle facoltà della capitale, ma ovunque migliaia di persone, soprattutto donne, sono scese in piazza e si sono dirette contro i luoghi ritenuti simbolo della responsabilità del dilagante fenomeno della violenza sulle donne: dalle questure, al Parlamento, alle residenze dei governatori locali.

Proprio sotto la casa del governatore di Delhi, Sheila Diksit, la protesta si è fatta più accesa e di fronte alla rabbia dei manifestanti la polizia è intervenuta con gli idranti per tentare di disperderli, mentre cercavano di abbattere le barriere poste a difesa dell’abitazione. Altre ancora hanno bloccato il traffico incatenandosi una all’altra in mezzo alla strada.

martedì 18 dicembre 2012

Arresti e denunce per il 1 Maggio a Torino: liber* tutt*

Ieri mattina un’operazione della Procura di Torino ha portato a due arresti domiciliari e diverse misure cautelari, assieme a numerose denunce, per i fatti avvenuti durante il corteo dello scorso 1 maggio.
Un corteo che chiunque fosse in piazza quel giorno ricorda per la contestazione a Fassino che accompagnò il sindaco torinese dall’inizio alla fine della sua sfilata; una contestazione portata avanti da student*, precari/e, operatori sociali, No Tav, lavoratori e lavoratrici, e da tutt* coloro che decisero di restituire quella giornata alla voce e alla rabbia di chi aveva sperimentato sulla propria pelle gli effetti disastrosi di anni di amministrazione cittadina a direzione PD e riteneva inaccettabile dover condividere la piazza con il diretto responsabile di tali politiche.
Una contestazione che costrinse le forze dell’ordine a scortare il sindaco lungo tutto il corteo, senza lesinare cariche selvagge contro chiunque levasse la propria voce al passaggio del primo cittadino.
Di fronte all’operazione di ieri mattina non possiamo che esprimere la nostra solidarietà a tutt* i compagni e le compagne coinvolti; tra di loro anche Benedetta, una compagna di Livorno che abbiamo conosciuto nella lotta No Tav e come compagna del collettivo femminista Le Stregatte durante il Feminist Blog Camp di settembre.

Ancora una volta: liber* tutt*!

Laboratorio Sguardi Sui Generis

venerdì 30 novembre 2012

POSTILLA SUGLI ARRESTI DI IERI


Ieri, 29 Novembre, è andato in scena l'ennesimo attacco programmato al movimento notav. “Arresti a orologeria”, come in molti/e hanno sottolineato, in vista di importanti giornate di mobilitazione in arrivo. Ne abbiamo scritto ieri, ma vogliamo rifarlo oggi per due motivi.
Il primo è che una ragazza del Laboratorio si trova ai domiciliari e nessuna di noi, da ventiquattro ore, ha altro pensiero nella testa. Non possiamo chiamarla o andarla a trovare perché le sono state imposte tutte le restrizioni possibili. Ci chiediamo cosa fare per lei, come mandarle un segnale, e per questo ci ritroviamo a scrivere di nuovo. Il secondo motivo è che quanto accaduto ieri va interrogato forse con maggiore freddezza di quanta non sia stato possibile averne ieri.

Cominciamo da Francesca, oggi ai domiciliari. Non ne butteremo l'esistenza in pasto al web, non vi racconteremo di lei. Non crediamo che ci sia bisogno di sottrarla al discredito raccontandone la bellezza. Non vogliamo metterci sul piano dei diffamatori, degli accusatori e soprattutto non lo faremo battagliando sull'esistenza di una nostra compagna. Vorremo invece provare a ragionare su un dispositivo politico e mediatico di colpevolizzazione diffusa che ci sembra caratterizzare le modalità di gestione del conflitto no tav da parte dei poteri forti e degli interessi che essi rappresentano.
Un dispositivo, per come lo intendiamo qui, è uno schema di rappresentazione, un modo di raccontare funzionale a un obbiettivo. In questo caso l'obiettivo è produrre un alone di colpevolezza a priori, annacquare fatti e ragioni, spostando il baricentro della questione. Attraverso modalità di narrazione ben definite, infatti, si cerca di legittimare ciò che non sarebbe legittimo nella cultura giuridica democratica: un'imputazione dell'essere anziché del fare. Nel nostro ordinamento le norme dovrebbero regolare azioni e non modi di essere. Quello a cui invece assistiamo negli attacchi agli esponenti notav è un tentativo di rendere reato “l'essere notav” in quanto tale: punire l'essere e non il fare.

giovedì 29 novembre 2012

FRANCESCA LIBERA, LIBER* TUTT*! IN SOLIDARIETA' A TUTTI/E I/LE NO TAV


Questa mattina all'alba è scoppiata l'ennesima operazione di intimidazione e repressione nei confronti di quanti, da tempo, s'impegnano nella battaglia notav. 17 persone colpite personalmente da provvedimenti giudiziari. Migliaia di uomini e donne sottoposte all'ennesimo affronto, all'ennesima aggressione e violenza. Altrettanti e altrettante danneggiati/e – forse senza neppure rendersene davvero conto – dal consolidarsi di una pratica diffusa di amministrazione giudiziaria e poliziesca delle questioni politiche.

La cronaca di questa mattina, infatti, contiene tante storie – una dentro l'altra, come le scatole cinesi. Tutte importanti, tutte fondamentali, intrecciate l'una con l'altra. In primis le storie di coloro che sono stati/e direttamente colpiti/e dai provvedimenti: biografie sulle quali oggi si appiccicano con la forza menzogne tratteggiando profili improbabili di pseudo-criminali. Biografie che si cerca di complicare, indebolire, tacitare proprio perché – troppo spesso – traboccano di energia, intelligenza e dolcezza. Biografie che raccontano una lotta popolare, capace di trapassare da una generazione all'altra, di contaminare luoghi e situazioni; capace – per certi versi – di cambiare la vita restituendole la bellezza della sua dimensione sociale. Questa, infatti, è la realtà di un blocco autostradale, di un presidio, persino di un'occupazione: sono fatti sociali – pensati, agiti e discussi da uomini e donne in carne ed ossa. E se fatti simili tecnicamente possono costituire dei reati è solo perché le istituzioni, i palazzi, la cultura politica e giuridica si scollano sempre più dai bisogni di persone in carne ed ossa. Per questo la storia di questa mattina non narra soltanto le vicende individuali di alcuni e per questo ogni accusa, persecuzione e diffamazione va rigettata in un coro di migliaia di voci.

martedì 27 novembre 2012

What's body? - terzo appuntamento

Il prossimo incontro aperto per proseguire la costruzione del percorso 'What's body?' sarà mercoledì 28 novembre.
L'appuntamento è alle ore 21 alla VerdiLab di vicolo Benevello 4, Torino...vi aspettiamo!

domenica 25 novembre 2012

Le mille facce della violenza. La violenza sulle donne non è mai un fatto privato!


Per ricordare questo 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, noi studentesse, precarie, lavoratrici abbiamo scelto di puntare il dito nei confronti delle mille svariate forme in cui si costruisce quotidianamente la violenza sui nostri corpi e sulle nostre esistenze. Lo facciamo in maniera visibile, netta e con messaggi chiari, che possano rimbalzare nelle menti di chiunque, indicando senza mezzi termini quelli che riteniamo i responsabili primari di questa situazione.

La violenza del sistema mediatico che oscura e distorce la sistematicità dei femminicidi che, con raccapricciante regolarità, si susseguono in tutta Italia. Mattanza trasversale ad ogni ceto, classe sociale ed età, violenze che vengono assunte come 'raptus' di follia, cancellando qualsiasi traccia di responsabilità sociale, collettiva e culturale ed annullando ogni possibilità di critica sul sistema che le produce.

venerdì 23 novembre 2012

Roma verso il #25N: occupata la sede del Fatto Quotidiano

Segnaliamo l'iniziativa delle compagne di Roma in occasione del 25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne: questa mattina un gruppo di donne ha occupato simbolicamente la redazione romana de Il Fatto Quotidiano, per denunciare la responsabilità dei media nel contribuire a mistificare il fenomeno della violenza sulle donne tramite un linguaggio sessista e complice che utilizza terminologie come 'delitti passionali' o 'raptus di follia'.


Verso il 25N...
#Nonsonounmediacomplice!


Qui il comunicato del collettivo femminista Le Ribellule sull'iniziativa e di seguito il video dell'occupazione (altri video dell'iniziativa qui qui)




È morto un ragazzo, riprendiamoci la lotta!

È vero: omofobia e transfobia sono una piaga sociale.
Ma lo sono in quanto “sintomo” dell'eterosessismo, del razzismo, del fascismo dei corpi e dei desideri che costituiscono i pilastri delle nostre società, dell'ordine culturale e politico prodotto e riprodotto dalle chiese e incarnato dallo stato che ne sorveglia i confini.
Viviamo in un sistema capitalistico finalizzato alla produzione di ricchezza economica per pochi e alla criminalizzazione di ogni altra forma di ricchezza non commercializzabile, individuale e collettiva, come il dissenso. Perché il capitalismo riconosce un solo genere di “uomo”: maschio, bianco, etero e as-soggettato alle regole sociali che ne mantengono i privilegi.
Noi, invece, siamo lesbiche, femministe, froce, trans, nere, clandestine e incazzate.
Oggi non siamo lacrime né fiaccole, non siamo una generica legge contro l’omofobia perché il sistema deve essere rivoltato, non “curato”.
L’unica alternativa che conosciamo è la r-esistenza che nasce dall’alleanza tra soggetti eccentrici, eccedenti, che porta alla condivisione di un percorso comune di lotta e di rivendicazione.
Perché noi siamo quelle non integrate e integrabili e il nostro obiettivo è dis-integrare le politiche fasciste ed escludenti di ogni stato.

L'omofobia non è un fatto di cronaca


Martedì un giovane ragazzo quindicenne si è tolto la vita, spezzato dall'impossibilità di sopportare le violenze omofobe quotidiane. La storia – a qualche giorno di distanza – la conosciamo: è quella di un giovane perseguitato quotidianamente per aver scavalcato confini di genere prestabiliti ed averlo espresso usando il proprio corpo come spazio su cui decostruire significati e significanti (il rosa, l'abbigliamento, lo smalto, ...). É la storia di un corpo che sperimentava la propria identità. Quel corpo ricondotto con brutalità a una norma spacciata per normalità, oggi, è anche il nostro. Si, perché il punto è proprio questo, il persistere di una normalità intrisa di violenza omofoba e sessista.

Non si può  raccontare la morte per omofobia come un fatto improvviso, inaspettato e sorprendente, come fosse un fattaccio di cronaca nera, qualcosa che capita indipendentemente da tutti e tutte. Al contrario, l'omofobia appartiene a quelle forme di violenza sociale e collettiva, spesso perpetrate con il benestare della collettività. Ve n'è d'altri tipi, come ad esempio, il razzismo o la violenza sulle donne. Forme di violenza che, pur nella loro specificità, possiedono tratti comuni. Quali, ad esempio, la presenza di una responsabilità doppia, individuale e collettiva; o il fatto di essere collettivamente premeditate e organizzate attraverso atteggiamenti diffusi che la favoriscono; oppure il contemplare gradazioni diverse d'intensità ma non di gravità; il venir trattate come fatti isolati e privati quando le analogie tra gli episodi balzerebbero agli occhi anche a un bambino; l'esser tantissime, quotidiane, diffuse e pur sempre rimosse e taciute. Violenze che la politica istituzionale non combatte, se non in maniera ridicola, insufficiente e inadeguata. Violenze di cui esistono istigatori istituzionali ai quali non si chiede mai conto. Violenze in cui la vittima – là dove cerca il sostegno esterno – è costretta a dimostrare di non aver frainteso, è invitata a lasciar perdere, è persuasa a concedere al persecutore l'alibi della buona fede.

venerdì 16 novembre 2012

Verso il 25 Novembre: ai nostri posti ci troverete. Sempre.


Pubblichiamo il contributo che distribuiremo all'interno della due giorni 'Contro la violenza sulle donne e sulla terra' e in vista della giornata internazionale del 25 novembre...
la violenza sulle donne non è mai un fatto privato!
Laboratorio Sguardi Sui Generis

Sono diversi anni ormai che come studentesse, lavoratrici, precarie e non solo
scendiamo nelle strade e nelle piazze in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne; per far uscire allo scoperto e combattere le violenze e le brutalità che sempre più spesso si consumano su soggetti e corpi femminili e che vengono sistematicamente oscurate e/o ridotte a trafiletti di cronaca nera.
Violenze che vengono assunte come episodi ordinari di follia che cancellano qualsiasi traccia di responsabilità sociale, collettiva e culturale e che poco fanno riflettere e ragionare criticamente sul sistema che le produce, riducendole poi a dei meri episodi.
Basti ricordare l'omicidio di Carmela Petrucci, avvenuto circa una mese fa a Palermo, nel quale la ragazza è stata uccisa a coltellate dall'ex fidanzato nell'androne di casa sua. Omicidio che i media mainstream non hanno esitato a definire come ''passionale'', rimarcando questo aggettivo più e più volte senza invece analizzare quella che è una vera e propria tendenza maschile a considerare le donne come soggetti da discriminare e sottomettere.

martedì 13 novembre 2012

Trivelle all'autoporto di Susa: oggi pomeriggio assemblea No Tav!

Nella notte e scortate da un migliaio di agenti delle forze dell'ordine (come sempre!) sono arrivate in Val Susa tre trivelle che ora stazionano nell'area dell'autoporto di Susa.
Subito è partito l'appello alla mobilitazione da parte del movimento No Tav: l'appuntamento è dalle 17 al presidio internazionale di Susa, ben equipaggiati con vestiti caldi e cena al sacco!
Partecipiamo tutt* e diffondiamo l'appuntamento...
A SARA' DURA!


domenica 11 novembre 2012

Contro la violenza sulle donne e sulla terra: contributo alla discussione


CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE E SULLA TERRA: CONTRIBUTO ALLA DISCUSSIONE

Riceviamo e volentieri contribuiamo a diffondere questa riflessione delle Donne In Movimento

«Le donne e la natura sono unite non nella passività, ma piuttosto nella creatività e nel mantenimento della vita»
Vandana Shiva
                                                                                                                                                                         
La violenza nei confronti delle donne e la violenza nei confronti della terra sono tematiche che dovrebbero essere affrontate insieme, tenendo conto che entrambe (la terra e le donne) soccombono in questo modello di sviluppo che porta con sè autoritarismo e impoverimento economico e culturale. Entrambe possono essere usate come merce e possono diventare oggetto di profitto. Donne e terra sono naturalmente legate per la potenza generatrice e rigeneratrice di entrambe.
In Valsusa, la ventennale lotta contro la costruzione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione ha espresso in maniera più chiara questo legame tra donna e terra.  Ci siamo ritrovate particolarmente attive nella difesa della terra, delle sue risorse e contro lo spreco del denaro pubblico in opere dannose e inutili. Ci siamo mobilitate in difesa della terra poiché sappiamo che, da questa tutela, dipendono il presente e il futuro. Attraverso la lotta per la difesa della terra abbiamo acquisito maggiore consapevolezza di noi e del ruolo che vogliamo giocare in questa vicenda, esprimendo il nostro protagonismo e assumendoci la responsabilità di contrastare questo modello di sviluppo (sviluppo?), che impone la rapina sistematica delle risorse naturali e che produce ingiustizia sociale e, come diretta conseguenza, violenza. Cerchiamo di non delegare la cura del territorio ad altri, convinte che la presa in carico soggettiva e collettiva sia l’unica via per la salvaguardia dei beni comuni.

venerdì 9 novembre 2012

CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE E SULLA TERRA - il programma:


CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE E SULLA TERRA
Di seguito il programma della due giorni organizzata in Valsusa dalle Donne in Movimento che si terrà il 17 e il 18 novembre

Sabato 17 novembre
- ore 10.00-17.00 - Bussoleno, via W. Fontan: esposizioni artistiche, fotografiche, artigianali e banchetti informativi (in caso di pioggia le esposizioni verrano allestite presso la sala del Dopolavoro Ferroviario);
- ore 17.00 – Bussoleno – Sala Consigliare, Via Traforo 62: Assemblea Pubblica; interverranno: Nicoletta Poidimani di RE-FE (Relazioni Femministe); Collettivo Medea; Elina Colongo, Soccorso Violen
za Sessuale Ospedale S. Anna di Torino.
- ore 22.00 – Chianocco – Birreria Il Cotonificio: Live Music Show Rock al Femminile con LE RIVOLTELLE.

Domenica 18 novembre:
- ore 11.00 – Chiomonte: Passeggiata Chiomonte – Clarea e ritorno


Come laboratorio cureremo una riflessione sugli stereotipi e sulle strategie comunicative messe in atto dai media mainstream per rappresentare le donne del movimento NO TAV

Partecipiamo numerose/i! Si parte insieme si torna insieme!


giovedì 8 novembre 2012

Verdi15 2.0...non un passo indietro!


Dopo lo sgombero del 30 ottobre e una settimana ricca di iniziative e mobilitazioni gli studenti e le studentesse della Verdi15 di Torino hanno fatto quanto annunciato ormai da giorni: da oggi una nuova occupazione ospita la Verdi15 2.0! Non un passo indietro!
Di seguito il comunicato diffuso dopo l'occupazione:


L'avevamo detto, l'abbiamo fatto. Con la Verdi Quindici Occupata non si scherza: l'abbiamo dimostrato in dieci mesi di occupazione di via Verdi 15 e lo rifacciamo presente a coloro che se ne fossero dimenticati, pensando che una stupida sagra del manganello potesse mettere a tacere una realtà studentesca come la nostra. 'La Verdi Quindici non si tocca, la difenderemo con la lotta' non è solamente il coro che ci ha accompagnato in questa settimana precaria per le strade di Torino e per i corridoi di Palazzo Nuovo Occupato, è stato ed è molto di più: abbiamo trasformato quelle parole in programma politico, in promessa di battaglia fino all'ultimo respiro. Infatti siamo ancora qui, con un nuovo spazio conquistato a due passi dalla nostra via Verdi 15, con addosso la rabbia per uno spazio rubato da politicanti, speculatori e poliziotti ma anche con la consapevolezza piena che la potenza e la forza di un'idea collettiva non sta in quattro mura ma in coloro che le abitano.

A poco più di una settimana di distanza dallo sgombero di via Verdi abbiamo una nuova casa e un nuovo spazio comune in vicolo Benevello, ancora più nel cuore del quartiere dell'Università. Avevamo messo in guardia tutti dal considerare la Verdi Quindici Occupata come un'esperienza conclusa, passata, affossata dal fruscio del manganello, ammorbata dalle chiacchiere della politica, minacciata dall'infamità delle speculazioni. La Verdi Quindici Occupata rappresenta il presente e il futuro di una città che non vuole morire nelle scorribande finanziarie dei poteri che comandano Torino ne tantomeno nelle vetrine mediatiche che la politica confeziona per sopravvivere.

Sappiamo da che parte sta la violenza

Riceviamo e pubblichiamo con piacere il comunicato di solidarietà delle Mujeres Libres in merito allo sgombero della residenza Verdi15Occupata e al ferimento di Marta, studentessa e occupante colpita al volto da un lacrimogeno della polizia.

Viene da chiedersi perchè tanto accanimento contro degli studenti e delle studentesse che, senza chiedere, si sono ripresi uno spazio abbandonato. Uno spazio che sarebbe dovuto essere messo a loro disposizione, ma che le logiche della politica istituzionale del nostro paese avevano lasciato marcire ormai da tempo.

Viene da chiedersi perchè, lo spazio della Verdi 15, nel quale non solo veniva legittimamente reclamato il diritto allo studio, ma si era riuscit@ a costruire un'atmosfera in cui chiunque, student@ italian@ e migrant@, poteva sentirsi parte attiva nella costruzione di momenti di socialità e di cultura, debba essere espropriato così.

Poi, dopo il danno, la beffa... Marta ha sostenuto la resistenza delle/degli abitant@ dello studentato, martedì scorso era in piazza con loro, e nel tentativo di aiutare una sua compagna che stava per cadere sotto la spinta delle cariche della celere, si è beccata un bel lacrimogeno in faccia lanciato a mano. Gesto di estrema razionalità maschia da parte di un portatore di divisa, impegnato nel garantire la sicurezza (ma di chi?) che ha procurato a Marta una frattura del naso e un bell'occhio tumefatto. A giustificare l'atto interviene un altro celerino che, dopo aver seguito marta ed alcune sue amiche nel bagno di un bar, dà loro delle ragazzine e le suggerisce di restare a casa, perchè altrimenti questo è il trattamento che si meritano.

martedì 6 novembre 2012

What's body? - secondo appuntamento


Per proseguire il percorso di riflessione sul tema del corpo dal titolo 'What's body?', inaugurato con la discussione del 25 ottobre, invitiamo tutti e tutte ad un secondo appuntamento aperto che si terrà giovedì 15 novembre alle ore 17.30 allo spazio Unilotta di Palazzo Nuovo (I piano).
Per la presentazione del progetto vi rimandiamo a questo post.
....we have our body to win!
Laboratorio Sguardi Sui Generis

domenica 28 ottobre 2012

Perversioni, pinkwashing


Riflessioni dal margine di un paese cattolicamente politically correct.

Solitamente sono i fatti di cronaca omofoba, o peggio ancora di cronaca nera, che in Italia fanno emergere "discussione" sulle "presenze scomode" di persone lgbt, altrimenti relegate in una comoda invisibilità.
Questa settimana prendiamo spunto dall'attacco, ad opera di Forza Nuova, nei confronti di un festival e del circolo Arcigay che lo ospita, per poter osservare meglio la gamma di reazioni a destra e manca che sono seguite al fatto. (Qui l'articolo di Repubblica Bologna)
Il Cassero ha guadagnato negli anni un posto di primo piano nella produzione di discussione politica e di immaginario lgbt in Italia.
Lo spunto, per i fascistelli, che non si smentiscono quanto ad infamia (lo striscione appeso nella notte, il comunicato stampa su Facebook dal notevole livello di demenza), è l'apertura del festival Gender Bender.

La ‘solidarietà’:
Al di là dei ben più importati e significativi comunicati di solidarietà che arrivano dalla sfera del movimento lgbt, femminista ed in generale da tutti coloro che fanno politica in quella maniera che non prevede poltrone e politically correct giornalistico, ci sembra interessante dare spazio ad un'analisi sulle parole e sulle esternazioni del mondo istituzionale, con tutto il suo portato di omofobia (ma anche lesbofobia e transfobia).
Il sindaco di Bologna, parlando dello striscione, dice: "qualifica chi l’ha ideato come omofobo e antidemocratico, concetti estranei alla nostra cultura".
Se a qualcuno la frase può suonare tutto sommato valida espressione di solidarietà, è allora necessario raccontare come l'omofobia non possa essere considerata un concetto "estraneo alla cultura", e che invece dichiararlo rimuove la realtà quotidiana dei diritti negati, di una serie decisamente lunga di aggressioni, per non parlare dei morti ammazzati, che non sono affatto diminuiti negli ultimi anni. Ma bastano le esternazioni dei suoi colleghi a dimostrare quanta internità ci sia nell'omofobia, in questa occasione come in molti momenti.

domenica 21 ottobre 2012

What's body?


Cos'è il corpo? In prima istanza questa domanda potrebbe suonare banale, eppure non esiste una risposta univoca, chiara e chiarificatrice. Ogni disciplina risponde per sé, dando definizioni del corpo finalizzate a conoscenze specifiche. Allo stesso tempo, le descrizioni individuali del corpo potrebbero essere potenzialmente infinite, proprio come le percezioni soggettive che ognuno possiede del proprio sé. Lo stesso vale per le rappresentazioni del corpo, a tal punto numerose ed eterogenee da renderne sospetta la stabilità semantica o addirittura ontologica del termine: esiste qualcosa come un corpo oppure l'idea stessa di un ente unitario corporeo è frutto di produzione discorsiva? A pensarci bene, il più scontato degli oggetti non è poi così ovvio e la questione non è aggirabile: il corpo infatti non è opzionabile. Non si sceglie di possederne uno e non si scelgono i suoi connotati. Se mai, si può scegliere che farsene del corpo – e con esso di sé.
Siamo convinte che questa scelta non sia soltanto individuale, ma che chiami in causa gli altri, le relazioni, gli affetti, i desideri, la politica e i conflitti. Per questo vogliamo costruire una riflessione collettiva, perché forse il corpo non è nulla al di fuori di ciò che noi stesse/i ne facciamo. Sessualità, orientamento sessuale, immagini, stereotipi, cura di sé, vendita di sé, piacere, bisogno, autenticità, cyborg, … sono solo alcune delle parole che si possono associare al corpo, tracce per una possibile indagine. Foto, video, istallazioni, performance, seminari, … sono altrettanti medium di sperimentazione e ricerca. Non esiste una ricetta o un protocollo per interrogare il corpo e interrogarsi sul corpo, bisogna inventarsela e noi vogliamo provarci.

We have our body to win!!  

Siete tutte/i invitate/i alla discussione aperta giovedì 25 Ottobre - ore 18 
allo spazio Unilotta (Palazzo Nuovo, I piano)

Laboratorio Sguardi Sui Generis

No Tav e giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Aggredire nella sua prima accezione significava avvicinarsi ma, nel tempo e per adeguarsi alle necessità della comunicazione bellica, si è trasformato in assalire con violenza e all’improvviso. Ecco che il linguaggio familiare e aperto viene trasformato dalla mascolinità violenta della guerra. Troppe donne, troppo spesso, sono aggredite dentro e fuori la famiglia, stuprate, usate, schiacciate, cancellate dalla brutalità maschile. Sono ben novantotto le donne, vittime di violenza, uccise da inizio anno in Italia. Quasi una ogni due giorni.

In Valle di Susa, come in qualsiasi altro luogo della terra, noi donne abbiamo il dovere di denunciare e lottare contro questa violenza maschile.
In Valle di Susa, ci troviamo anche nella necessità di lottare contro la violenza dello Stato e delle mafie nei confronti della terra. Vogliono imporci la devastazione del territorio con un’opera dannosa per la salute, per l’ambiente e che ipoteca il nostro presente ma anche il futuro di tutte le figlie e i figli dell’avvenire.

Per questo, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, vorremmo che tutte le donne valsusine si sentissero coinvolte nel dar vita a una due giorni di eventi che si svolgerà a Bussoleno nel fine settimana del 17/18 novembre 2012. L’idea è quella di coinvolgere attrici, artiste, artigiane, hobbiste, intellettuali, scrittrici, fotografe e tutte coloro che hanno idee e voglia di proporre, per creare non soltanto una giornata da vivere con la comunità tutta, all’aperto, ma anche una serie di eventi e approfondimento sul tema della violenza contro le donne e contro la terra.

Il fine settimana si concluderà con una passeggiata in Val Clarea per rendersi conto con i propri occhi di quello che la violenza delle lobby economiche è in grado di masticare e distruggere.

Chiediamo a tutte le donne che hanno un’eco più grande, grazie ai successi personali ottenuti nel corso degli anni, di condividere questo nostro manifesto e di aderire - anche solo formalmente nell’impossibilità dell’essere presenti di persona - affinché la voce delle donne della Valle di Susa possa essere ascoltata, discussa, condivisa.

DonneInMovimento

mercoledì 17 ottobre 2012

Genere e lavoro: qualche considerazione su Fornero, SNOQ e la contestazione alle OGR

Nel processo di torsione, in parte di svuotamento, dei ruoli e delle strutture della politica istituzionale in Italia emergono i lineamenti di una crisi di rappresentatività complessa, contraddittoria, per certi versi imprevedibile. Ciò che colpisce, all’epoca di un governo esplicitamente fondato, addirittura legittimato, dalla sospensione dell’istituto della rappresentanza, è il sempre più frequente ricorso alla costruzione di nuove rappresentatività non istituzionali o non convenzionali che performino consenso verso le parti politiche in campo: dal cartello mediatico e partitico riunitosi a sostegno del governo Monti fino ad arrivare a soggetti sociali strumentalizzati o costruiti ad hoc nel disperato tentativo di attribuirsi una qualche legittimazione dal basso. Tutt* ricordiamo lo spettro di Repubblica e Pd aleggiare sulle strade gremite del 13 febbraio in una fase in cui istanze e soggetti per il resto ignorati (le donne) potevano diventare funzionali a riconquistare “dalle piazze” un terreno altrimenti perso sul piano della bruta maggioranza. Più peculiarmente, oggi, il fenomeno Se non ora quando? comincia a presentare tutti i tratti di una strategia di recupero di istanze e rivendicazioni di genere a puntello del governo Monti e delle politiche della ministra Fornero. Come interpretare altrimenti l’invito ad una conferenza sul tema della violenza sulle donne organizzata da SNOQ Torino di una ministra autrice di riforme sature di violenza sociale per tutti e discriminanti nei confronti della metà femminile del paese?
Il dato più inquietante è che, dietro la rivendicazione da parte di SNOQ della forma “movimento” o di un qualche suo surrogato, ciò che si cela è il tentativo di autolegittimarsi come espressione politica di tutte le donne e conseguentemente di performare un consenso sociale più vasto, interclassista e costruito su una artificiosa solidarietà di genere alle politiche della ministra. Anche se tale legittimità si fonda sul riferimento alle piazze gremite del 13 febbraio non possiamo non rilevare come la continuità che Se non ora quando? istituisce con quelle piazze si collochi su di un terreno né politico né sociale, quanto piuttosto mediale, garantito dalla possibilità di accedere alla sfera del visibile e dalla presunzione di accedervi per procura di tutte. In altri termini, che le donne di SNOQ siano ammesse e cooptate sul terreno della rappresentazione e assunte ad emblema di tutte le altre è un dato di fatto e una strategia politica di addomesticamento delle istanze di genere; che la loro condizione e le loro rivendicazioni siano effettivamente rappresentative della maggioranza delle donne (precarie, migranti, disoccupate, esodate) è una mistificazione palese.

martedì 16 ottobre 2012

La violenza sulle donne ci riguarda tutt*!


Il 18 ottobre all'Aquila ci sarà la prima udienza del processo per lo stupro di una ragazza di 20 anni, ridotta in fin di vita dall'aggressione di un militare.
In concomitanza con l'udienza si terrà un presidio sotto il Tribunale dell'Aquila ma l'invito è quello di promuovere anche iniziative dislocate sul territorio per amplificare la voce di chi sarà lì a manifestare la propria rabbia per questa vicenda e per ribadire una volta di più che la violenza sulle donne ci riguarda tutt*.
Come Laboratorio, giovedì dalle ore 10 saremo presenti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche di Torino, per una mattinata di informazione e sensibilizzazione.
Pubblichiamo di seguito l'appello diffuso in rete per il presidio dell'Aquila e vi invitiamo a segnalarci le iniziative che verranno portate avanti nelle varie città scrivendo a sguardisuigeneris@gmail.com; le riporteremo qui per dare massima diffusione a questa giornata.

LA VIOLENZA SULLE DONNE CI RIGUARDA TUTT*! 
NON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO MA SOLO SULLA NOSTRA RABBIA!

Il 12 febbraio 2012, in una discoteca di Pizzoli (L’Aquila), una giovane donna di 20 anni è stata stuprata e ridotta in fin di vita. Accusato di questa aggressione e tentato omicidio è Francesco Tuccia, un militare in servizio all’Aquila per l’operazione “Aquila sicura” partita dopo il terremoto.
La ragazza è stata ridotta in fin di vita e le sono state procurate lesioni gravissime e permanenti. Il 18 ottobre all’Aquila si terrà la prima udienza del processo.
Quel giorno GIOVEDI’ 18 OTTOBRE alle ore 08.30 noi saremo lì sotto il Tribunale de L’Aquila (Zona Industriale di Bazzano) a dire che:
CI RIGUARDA TUTTE l’animalità, l’efferatezza e la viltà degli uomini che in una notte di febbraio hanno massacrato il corpo e la vita di una donna lasciata sul selciato a morire.
CI RIGUARDA TUTTE il massacro del corpo e dei desideri di ogni donna, di ogni età condizione e luogo, che viene disprezzata, usata, maltrattata, percossa, uccisa, stuprata.
CI RIGUARDA TUTTE l’uso che si fa dei nostri corpi in nome di una sicurezza che non ci tutela ma, anzi, ci usa per emettere leggi razziste e repressive. Non ci stancheremo mai di dire che la violenza di certi uomini sulle donne non dipende dalla nazionalità/cultura/religione, né dalla classe sociale di appartenenza.
CI RIGUARDA TUTTE perché non vogliamo più doverci difendere da padri, fidanzati, amici, vicini di casa, datori di lavoro, fratelli, zii, medici, maestri, militari….
Saremo lì ad affermare la voglia e il diritto di autodeterminare le nostre vite.

GIOVEDI’ 18 OTTOBRE Ore 8:30 Tribunale de L’Aquila Zona Industriale di Bazzano

Centro Antiviolenza per le Donne – L’Aquila e Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche di Roma

lunedì 15 ottobre 2012

Sabato 20 Ottobre il Laboratorio Sguardi Sui Generis vi invita ad una deliziosa cena di autofinanziamento... partecipate numeros* e affamat*!
(info e prenotazioni: 3343901198 / 3357686274)



mercoledì 10 ottobre 2012

Recensione di "Lo schermo del potere. Femminismo e regime della visibilità"


Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi, Lo schermo del potere. Femminismo e regime della visibilità, ombre corte, 2012.


Di fronte alla mole impressionante di immagini femminili stereotipate e iper-sessualizzate che ogni giorno riempiono quotidiani, rotocalchi, tv, siti web, etc... etc... si provano sentimenti contrastanti. Spesso, tuttavia, le reazioni mainstream a questo stato di cose suscitano altrettanto sconcerto. La parabola politica di Berlusconi, conclusasi con gli scandali sessuali di palazzo e la formazione del movimento snoq ha esasperato quel malessere. Da un lato, infatti, l'esibizione parossistica del sessismo ordinario made in Italy e, per altro verso, il rinsaldarsi di un atteggiamento critico espunto di ogni radicalità teorico-politica e, talvolta, smaccatamente opportunistico.
Ci si è trovati con le barzellette squallide da una parte e i paginoni pruriginosi di Repubblica dall'altra; con le dichiarazioni spiazzanti delle donne coinvolte nelle vicende di Arcore contrapposte alle parole d'ordine altrettanto problematiche degli appelli siglati snoq. Si è assistito al declino di un impero di volgarità e brutalità e alla sua istantanea redenzione attraverso la formazione di un governo del rigore e dell'austerity. Come a dire, Minetti e Carfagna vis Fornero e Cancellieri e il gioco è fatto. Le cose, ovviamente, non stanno così. Ma dal rifiuto della semplificazione all'articolazione di un discorso alternativo, al contempo potente e rigenerante, c'è un bel salto da compiere. Lo schermo del potere di A. Gribaldo e G. Zapperi fornisce lo slancio necessario!

lunedì 8 ottobre 2012

Convegno 'Le ambiguità del lavoro'


Segnaliamo il convegno dal titolo 'Le ambiguità del lavoro' promosso dall'Archivio delle Donne in Piemonte che si terrà il prossimo 12 ottobre al caffè Basaglia di Torino.
All'interno della terza sessione interverremo anche noi del Laboratorio Sguardi Sui Generis; di seguito la presentazione dell'evento:

Il convegno torinese è il secondo incontro che l’Archivio delle donne in Piemonte promuove sulla questione del lavoro. Il primo incontro, Dialoghi sul lavoro. Pensiero e pratiche di donne negli ultimi quarant’anni, si è tenuto a Milano il 16 marzo 2012. In quell’occasione l’Archivio ha pensato di proporre i dialoghi sul lavoro, con realtà femministe di Torino e di Milano, quale pratica di narrazione, coerente al progetto di messa in relazione di documenti e di esperienze, dentro e fuori l’archivio. Poiché è nella dimensione intersoggettiva che si crea l’agio di attuare narrazioni significative (dal soggettivo al collettivo) che assumano valenza politica - come i femminismi, le generazioni, i conflitti di classe, il dissenso, il lavoro, la democrazia che vorremmo, gli scenari possibili di ecologia sociale e mentale - l’Archivio ha voluto attivare dialoghi tra età ed esperienze diverse, nel contesto e nel perimetro dato dei femminismi e del lavoro delle donne, nei termini di narrazioni, memoria, pratiche fra percorsi aperti, scenari di senso e questioni politiche.
Poiché nell’ambito della storia delle donne, la questione del lavoro ha espresso una forte centralità nel complesso intreccio che chiama in causa la costruzione di soggettività, il riconoscimento di professionalità come strumento di rafforzamento identitario e l’ampliarsi di discorsi su temi ampi e complessi all’incrocio tra produzione e riproduzione. Poiché sono emerse sollecitazioni e riflessioni critiche sul pensiero e le pratiche che hanno individuato nella dimensione del lavoro tanto uno spazio di libertà quanto un luogo del conflitto, tra dimensione sindacale, dibattito sui diritti e rifiuto del lavoro stesso, l’Archivio pensa di proseguire il confronto sulle trasformazioni del mondo del lavoro dal secondo dopoguerra a oggi, periodo in cui i modi di intendere il lavoro sono cambiati in modo significativo per le donne. Infatti, nonostante una forte tradizione che ha valorizzato il lavoro come strumento di emancipazione, garanzia di vita autonoma, costruzione di un sé indipendente, sono numerose le contraddizioni che caratterizzano il modo in cui le donne sono state e stanno nel  lavoro.
Per questo motivo crediamo che riflettere sulle ambiguità del lavoro possa rispondere all’esigenza di mettere in luce alcune contraddizioni che emergono dalle analisi che facciamo in termini storici e politici, problematizzandole, più che confermando grandi narrazioni sul lavoro, con l’ambizione che siano illuminanti e dirimenti per la ricerca e anche per il nostro agire politico.

domenica 7 ottobre 2012

La mia bellezza non è la loro bellezza! La nostra bellezza è il Fem Blog Camp!


Qualche giorno dopo la seconda edizione del fem blog camp, giusto il tempo di dormirci un po' su e di confrontarci collettivamente...Et voilà le nostre valutazioni da condividere con chi c'era e con chi, invece, sta ascoltando i racconti.

“La mia bellezza non è la vostra bellezza!” è una frase che ha detto una compagna romana, significativa in quel contesto e ancor più tornate a Torino. Dentro c'è tutto: la voglia di raccontarsi in prima persona senza che qualcun altro lo faccia al nostro posto, la voglia di rivendicare altri canoni estetici, altre pratiche, altre sessualità, altri tempi di vita.
“La nostra bellezza è il fem blog camp” perché lì questo è possibile e l'abbiamo costruito noi insieme e una volta a casa lottiamo affinché si aprano sempre maggiori spazi di autodeterminazione.

Questa seconda edizione ha visto una partecipazione ancora maggiore rispetto alla prima e pensiamo di poter affermare che questo sia merito anche del fatto che l'anno scorso tutt* le/i partecipanti hanno contribuito a realizzare una grande sfida mettendosi in gioco, proponendo workshop, autogestendosi e...Sfidando il freddo! Abbiamo colto la forza e le potenzialità di una tre giorni tutta nostra, da riempire con i nostri saperi, pratiche e socialità e durante la scorsa plenaria abbiamo detto che volevamo fosse la prima di una serie, così eccoci a Livorno!
L'ex caserma è il centro sociale che ci ha accolto: una realtà giovane, che ospita varie attività al suo interno e che allo stesso tempo si propone come uno spazio ridato al quartiere.
Il primo elemento che ci preme di sottolineare è la scelta - non scontata dato che durante la scorsa plenaria ne avevamo discusso - di riunirci nuovamente in uno spazio occupato, in una dimensione di autogestione. Le compagne livornesi, le Stregatte, ci hanno riservato una meravigliosa accoglienza e cogliamo quest'occasione per ringraziarle.

mercoledì 3 ottobre 2012

Obiezione respinta: noi donne ci mettiamo in rete!

Vi riportiamo il nostro resoconto sul workshop "Save194" tenutosi durante l'edizione appena conclusa del Feminist Blog Camp, uno tra i tanti momenti di discussione e condivisione a cui abbiamo partecipato. Il percorso di "Obiezione Respinta" nasce durante il primo FBC, e anche da questa esperienza siamo partit* per sviluppare il workshop.

Il workshop si è tenuto venerdì 28/09 in orario serale, nonostante la stanchezza accumulata nella giornata è stato molto partecipato: erano presenti circa 40 donne,  per la maggior parte molto giovani.
L'introduzione è stata fatta dalle venete del collettivo femminista e lesbico VengoPrima, che hanno spiegato le specificità del loro territorio; in seguito al loro intervento abbiamo condiviso le varie esperienze locali, in particolare per quel che riguarda il Piemonte (per il quale abbiamo dato il nostro contributo), l'Emilia e  la città di Napoli, dove i medici obiettori sono il 99%.
Inoltre il collettivo le Stregatte di Livorno ha illustrato la situazione cittadina ed esposto il loro progetto relativo all'apertura di una consultoria autogestita proprio all'interno degli spazi dell'Ex Caserma Occupata.
Questa prima parte è stata molto utile per condividere l'idea che l'attacco alla 194 sia una volontà politica di attacco all'autodeterminazione delle donne ben più ampia di quella dei singoli governatori regionali, ed è stata interessante anche perchè ha permesso di sfatare qualche credenza.
Ad esempio, per quel che riguarda Bologna, benché i medici obiettori siano 'solo' il 50%, l'accesso all'IVG ha comunque tempi inadeguati (così come nelle altre regioni): le liste d'attesa sono lunghissime perchè che le donne delle zone limitrofe si recano tutte a Bologna proprio perché sanno che lì l'IVG viene praticata.

lunedì 1 ottobre 2012

Discussione sul mondo del lavoro



Ciao a tutt*,
questo mercoledì (3 ottobre) faremo una discussione sul tema del lavoro, a partire dalla questione della precarietà e delle trasformazioni intervenute recentemente (maggiore ricattabilità, dimissioni in bianco, stages e tirocini ecc), soffermandoci sulle specificità di genere che caratterizzano l'attuale mondo del lavoro e cercando di farne emergere le ambiguità e la possibilità di aprire contraddizioni in tale ambito.
Ci piacerebbe che fosse un momento aperto di discussione e condivisione in cui poter portare le proprie esperienze e il proprio contributo per trarre alcuni spunti di riflessione, invitiamo alla partecipazione chiunque fosse interessat*.
L'appuntamento è alle 18 a Palazzo Nuovo nello spazio Unilotta (I piano).
a presto!


mercoledì 19 settembre 2012

Il ricatto delle dimissioni in bianco


In Italia due donne su tre -fra quelle che hanno figli- sono disoccupate. Questa la denuncia contenuta nel rapporto presentato oggi in senato da Save the children in cui si sottolinea come il 36,4% delle donne tra i 25 e i 34 anni è inattivo.
Non servono chissà quali capacità di analisi per constatare come il nostro è un Paese in cui la maternità non solo non è tutelata, bensì osteggiata.

Il fenomeno delle dimissioni in bianco è un esempio eclatante: 800.000 è il numero delle donne che ha denunciato di esser stata costretta a licenziarsi o di aver subito pressioni in quella direzione, nel momento in cui si è saputo della loro gravidanza.
Navigando in rete è significativo che si trovi accanto alle parole “malattia” “infortunio” e “comportamento sgradito”, la parola “gravidanza”. Come in questo caso: per dimissioni in bianco si intende una pratica diffusa consistente nel far firmare al lavoratore o alla lavoratrice le proprie dimissioni in anticipo, al momento dell'assunzione; da completare poi, riempiendo il foglio con la data desiderata a fronte di una malattia, un infortunio un comportamento sgradito o -nel caso più diffuso- una gravidanza.

venerdì 7 settembre 2012

Video dell'Intervista a Silvia Federici.

Pubblichiamo i 5 video dell'intervista svoltasi quest'estate in Val di Susa con Silvia Federci.

Silvia Federici -- docente presso la Hofstra University, New York -- è una delle maggiori intellettuali e militanti femministe e marxiste. Ha vissuto tra Italia, Stati Uniti e Nigeria prendendo parte attiva in numerose battaglie politiche: dalle mobilitazioni studentesche alle lotte femministe europee e africane, dall'attivismo contro la pena di morte alla militanza in collettivi politici di donne migranti.

Buona visione!

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE


QUARTA PARTE


QUINTA PARTE

domenica 19 agosto 2012

Un corpo di donna va pur sempre bene. Note attorno all'immaginario della crisi


di SIMONA DE SIMONI

Si dice che l’estate sia il tempo delle letture leggere e a questo diktat sembrano piegarsi un po’ tutti producendo un peggioramento generale del già disastroso panorama giornalistico e “gossipparo” all’italiana. A questo fenomeno, che abusa della leggerezza trasformandola in stupidità, si accosta un’impennata di sessismo su cui vale la pena riflettere. L’incipit materiale per queste note estive lo offre la copertina del numero corrente di L’espresso: una giovane donna bruna, immersa nell’acqua marina fino alla coscia, orientata verso l’orizzonte ammicca al lettore-spettatore mediante una torsione del busto di centoottanta gradi circa. La sequenza corporea, dunque, mostra: sedere, seno destro di profilo, volto incorniciato dai capelli lunghi e scuri. Sul gluteo destro, grazie al costume leggermente scostato, si scorge – come tatuata – la bandiera greca. Ai piedi dell’immagine, in grande, la scritta “Un tuffo nella crisi” seguita da una breve didascalia esplicativa che informa il “lettore” sul contenuto del giornale.

Perché un corpo di donna anche per parlare di crisi? Per rispondere alla domanda bisogna togliersi dalla testa che il problema sia irrilevante, ovvero che l’immagine sia letteralmente insignificante. Per provare a comprendere la portata semantica e politica della figura, inoltre, è necessario sgomberare il campo anche dalle obiezioni di taglio meramente moralistico che tendono a rigettare l’immagine in quanto semplicemente inopportuna e offensiva.

giovedì 26 luglio 2012

Il secondo Feminist Blog Camp sta arrivando!


In attesa del secondo FBC, ecco la call di questa edizione...tutte le informazioni le trovate sul blog del FBC!

Questa edizione ci accoglierà Livorno, presso l’ Ex-Caserma Del Fante, il 28/29/30 settembre 2012.
Sbarcheremo in un porto franco come pirati e corsare per una tre giorni di condivisione, seminari, workshop, proiezioni, dibattiti, musica, arte, spettacoli, reading, cultura, hacking, confronti sul desiderio e la sessualità, precarietà, migranti e molto altro. L’iniziativa è totalmente autofinanziata e sarà realizzata dalle e dai partecipanti all’insegna dell’autogestione.
Il Feminist Blog Camp è un evento che nasce dall’idea di blogger femministe e blogger disertori del patriarcato che costituiscono già una rete di attivismo antisessista nel web. Dalla assemblea plenaria che ha concluso la prima edizione è emerso il desiderio di rendere il FBC un incontro periodico, con l’apertura a nuove tematiche e nuove soggettività ma mantenendo le modalità di partecipazione e gli strumenti organizzativi che ci siamo dat*.
Come è stato per il primo Feminist Blog Camp, che si è svolto a Torino presso il Centro sociale Askatasuna, anche questo appuntamento avrà luogo in uno spazio dove l’antifascismo significa partecipazione attiva nella creazione di lotte, desideri e relazioni antiautoritarie. E’ aperto a tutti e tutte, anche a chi non ha un blog.
Il Feminist Blog Camp è immaginato, costruito, programmato in un confronto aperto e partecipativo attraverso l’uso di una mailing list di coordinamento delle e dei blogger.
Se volete collaborare all’organizzazione potete iscrivervi alla mailing list di coordinamento.
Per qualsiasi contributo, proposta, richiesta di info o necessità di ospitalità potete scrivere a: feministblogcamp@grrlz.net
Se siete su facebook potete trovarci qui.
Su Twitter.
Il Wiki, ovvero lo strumento di elaborazione collettiva e di scrittura partecipata di costruzione del Feminist Blog Camp.
L’archivio wiki del primo Feminist Blog Camp a Torino, presso l’Askatasuna il 28/29/30 ottobre 2011.

lunedì 23 luglio 2012

Silvia Federici al campeggio NO TAV mercoledì 25 luglio ore 21.00


Notav e Occupy: spunti per un movimento contro la crisi

Nonostante la distanza geografica e la diversità del contesto, le
differenti esperienze del movimento notav e di quello Occupy negli
stati Uniti mostrano alcune significative analogie e possono essere
pensate come due esempi di risposta alla global crisis.

La necessità di un luogo dove progettare, discutere e far vivere la
lotta, il bisogno di far procedere insieme antagonismo e tessitura di
nuovi legami sociali, una composizione mista che attraversa le
generazioni e le provenienze politiche e culturali, sono alcuni degli
elementi che ci dicono che queste esperienze così diverse hanno in
comune più di quanto non si è disposti ad ammettere.

Invitiamo chiunque fosse interessat* a partecipare a questo
appuntamento per discuterne insieme.

Silvia Federici – docente presso la Hofstra University, New York – è
una delle maggiori intellettuali e militanti femministe e marxiste. Ha
vissuto tra Italia, Stati Uniti e Nigeria prendendo parte attiva in
numerose battaglie politiche: dalle mobilitazioni studentesche alle
lotte femministe europee e africane, dall'attivismo contro la pena di
morte alla militanza in collettivi politici di donne migranti.

Invitiamo tutt* a partecipare ed a diffondere l'iniziativa, ecco il link al programma completo http://www.notav.info/campeggio/anteprimacalendario-campeggio-dal-23-luglio-al-4-agosto/

mercoledì 11 luglio 2012

Sentenza di primo grado per Nina e Marianna


Appena rientrate dal presidio divenuto corteo Presidio per Nina e Marianna pubblichiamo questo articolo relativo al pronunciamento in primo grado per le posizioni di Nina e Marianna; assolta la prima, condannata ad 8 mesi la seconda.
La differenza nel trattamento delle due imputate è dovuta alla testimonianza di un uomo che dice di aver visto Marianna tirare una pietra; difficile da credere, data nebbia causata dai lacrimogeni in quella sera d'estate.

http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/5172-processo-a-nina-e-marianna-unassoluzione-e-una-condanna-a-8-mesi

mercoledì 27 giugno 2012

Dalle ore 18 al parco del Valentino:
allenamento aperto di boxe della palestra popolare 'Antifa Boxe'
aperitivo a cura del Laboratorio Sguardi Sui Generis
...vi aspettiamo!

martedì 19 giugno 2012

#save194 appuntamento torinese!!


Il 20 giugno a Roma la Corte Costituzionale esaminerà l'art. 4 della legge 194 in relazione alle norme di tutela dell'embrione a livello europeo, ecco
cosa discuterà la corte costituzionale durante la giornata di domani.
Come donne torinesi parteciperemo alla giornata di mobilitazione nazionale #save194, qui è possibile consultare i vari appuntamenti che si daranno in moltissime città italiane.
Ci incontreremo davanti a Palazzo Nuovo domani 20giugno alle ore 13.00 per socializzare quanto sta accadendo nel nostro paese attraverso un volantinaggio informativo nel cuore della città. Partecipiamo tutte!!!

sabato 16 giugno 2012

Al Pride 2012: Orgogliosamente Femminist*

Abbiamo scelto di essere al Pride, non per celebrare un idillio europeo visto come il traguardo dell’accoglienza del “politicamente corretto”.

               Non siamo qui per chiedere diritti, come una manna che dall’alto delle sfere governative ci viene concessa, né tanto meno per permettere che i nostri corpi siano oggetto strumentalizzato dai potenti di turno per “lavarsi la coscienza”.


Per noi oggi è una manifestazione, non una parata. Non chiediamo: vogliamo!

Come donne, lesbiche e non, scendiamo in piazza da femministe.
Femministe perché questo significa parlare di un welfare sempre più inconsistente in questa epoca di perenne crisi.
Femministe perché questo è necessario quando l’omologazione culturale cerca di cancellare le nostre diversità, sottoponendo i nostri corpi a un fittizio genere neutro che nasconde disparità.


ORGOGLIOSAMENTE FEMMINIST*



Laboratorio Sguardi sui Generis

mercoledì 6 giugno 2012

FOLGORANTE SIA LA FINE!

Vogliamo dedicare questa bellissima poesia di Nazim Hikmet ad una donna che non ha mai smesso di lottare, un esempio per tutte noi...Ciao Carla...




Arrivederci fratello mare
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.



venerdì 1 giugno 2012

Quaderni di San Precario n.3 - con un contributo del laboratorio


E' stato pubblicato il terzo numero dei Quaderni di San Precario dal titolo 'Io non ho paura del default', un lavoro lungo ed articolato di analisi della fase attuale che ha visto anche la partecipazione del Laboratorio.

Di seguito alleghiamo il nostro contributo, che troverete a pagina 155 dei quaderni, la versione integrale è disponibile in formato .pdf  su molti siti fra i quali www.quaderni.sanprecario.info/ e www.uninomade.org.

RESISTENZE FLESSIBILI.
Riflessioni a proposito di genere e precarietà.

Ci sono lotte, pratiche, teorie che vengono espulse dal dibattito socio-politico non appena sembrerebbero aver esaurito la propria iniziale carica contestataria. Presentandone le rivendicazioni come conquiste ormai assodate, le discorsività mainstream mirano a derubricarle dall'agenda dell'attualità, a banalizzarne il portato eversivo, riassorbendolo in una ripetizione dell'esistente in versione riveduta e corretta. Pian piano la lettura del reale di cui esse sono portatrici viene dipinta come obsoleta e superata, ogni prosecuzione della lotta diventa isterismo fuori tempo massimo. Il senso comune le relega nel ripostiglio ideologico del dato di fatto sul quale non è più necessario interrogarsi e, sul solco di questa evidenza, si può comodamente cominciare a dimenticare.
    Se dichiarare la vittoria di una lotta equivale spesso ad auspicarne l'esaurimento, non è peraltro escluso che il dibattito politico non decida di resuscitarla strumentalmente prima o poi. Viviamo in equilibrio fra un mondo che sembrava non aver più bisogno dei femminismi ed una classe dirigente che non disdegna di avvalersene, di tanto in tanto. All'occorrenza, infatti, il sessismo e la discriminazione vengono proiettati e incarnati nell'altro e nell'altrove, rivendicando per sé il patrocinio delle discorsività emancipative e la necessità morale di diffonderle. Così, mentre una presunta “uguaglianza di fatto” viene data per scontata nella vita di tutti i giorni, sulle categorie di genere e sessualità vengono erette le fondamenta ideologiche dell'imperialismo globale e delle guerre islamofobiche, la legittimazione di politiche razziste e discriminatorie in materia di immigrazione. In Italia, inoltre e in modo perculiare, la legittimazione morale e politica dei partiti di opposizione condensa sul corpo del sovrano e sulle sue abitudini sessuali l'ipostasi stessa del sessismo – come se quest'ultimo non fosse, invece, il risultato di una microfisica di pratiche assoggettanti storicamente trasversali ad ogni governo e a buona parte del corpo sociale.
Parallelamente, al traino dell'agenda politica, i media diffondono una versione addomesticata del femminismo, epurata da ogni elemento di conflittualità sociale.
    In questo scenario, non soltanto va problematizzato e discusso il potere divulgativo dei processi di mainstreaming, ma risulta necessario interrogarsi su quanto una versione aproblematica e unidirezionale del femminismo –  slegata cioè da una contestualizzazione socio-politica più ampia – possa offrire una sponda ad ogni tipo di strumentalizzazioni. Non a caso, fra i collettivi di genere e nel dibattito contemporaneo comincia a farsi strada l'esigenza, da un lato, di inchiestare l'immaginario legato alla parola femminismo, dall'altro, di interrogarne il senso, di problematizzarlo. La questione non è da porsi nei termini di cosa sia “veramente” femminismo oggi, bensì di come districare le pratiche di genere dai rischi della costruzione strumentale e unidirezionale, della banalizzazione fuorviante, quando non del vero e proprio branding a scopo commerciale − quello che è stato efficacemente definito femminismo™.

martedì 29 maggio 2012

Importante - annullato l'incontro di questo pomeriggio con Silvia Federici

L'incontro di oggi con Silvia Federici è annullato a causa della scossa di terremoto in Emilia e conseguente blocco di trenitalia. Purtroppo Silvia Federici sarebbe dovuta partire in mattinata da Parma, ma tutti i treni sono stati annullati.

Ci dispiace moltissimo per l'inconveniente e speriamo di poter trovare una seconda occasione per incontrare Federici. In tal caso vi contatteremo tutt* nuovamente.


 

mercoledì 23 maggio 2012

‘Donne, debito e capitalismo globale’ - incontro con Silvia Federici


Martedì 29 Maggio - ore 15 a Torino
presso 
Biblioteca "Arturo Graf" della Facoltà di Lettere e filosofia
Palazzo del Rettorato, Loggiato
Via Po, 17 / Via Verdi, 8


Silvia Federici – docente presso la Hofstra University, New York – è una delle maggiori intellettuali e militanti femministe e marxiste. Ha vissuto tra Italia, Stati Uniti e Nigeria prendendo parte attiva in numerose battaglie politiche: dalle mobilitazioni studentesche alle lotte femministe europee e africane, dall'attivismo contro la pena di morte alla militanza nei movimenti contro la globalizazzione e la  mercificazione dei sistemi scolastici.
Nel confronto perenne con altre attiviste e teoriche femministe, Federici ha apportato un contributo fondamentale all’analisi e allo sviluppo del concetto di “riproduzione”, ampliandone il valore semantico e politico attraverso l'inclusione di una molteplicità di attività umane: la riproduzione dei corpi grazie al soddisfacimento dei bisogni elementari, la cura nei confronti di altri individui, la riproduzione delle culture e delle ideologie, la costruzione di comunità, la riproduzione delle lotte oltre che – nel contesto del capitalismo – la riproduzione della forza-lavoro, vero e proprio processo di produzione di valore non corrisposto in termini salariali e tradizionalmente svolto dalle donne.
Nel lavoro di Federici, la riproduzione diventa una categoria indispensabile alla comprensione dello sviluppo capitalistico su scala locale e globale. 

martedì 22 maggio 2012

Audio del Workshop "Il Genere al Lavoro"

Con grande piacere condividiamo con voi i materiali audio registrati durante le due giornate di workshop della scorsa settimana.

Prima giornata (lunedì 14/05)
PROCESSI DI RAZZIALIZZAZIONE E GENDERING DEL LAVORO
Introduzione
Anna Curcio
Vincenza Perilli

Seconda giornata (martedì 15/05)
LA RIFORMA MONTI-FORNERO E ANALISI DEL LAVORO IN PROSPETTIVA DI GENERE
Introduzione 
Raffaele Sciortino
Lidia Cirillo

Qui la presentazione dell'appuntamento e la bibliografia.

domenica 13 maggio 2012

CENA BENEFIT SGUARDI SUI GENERIS

Venerdi' 18 fatevi cucinare da noi!!!
Vi aspettiamo! per info e prenotazioni 334/3901198 - 339/3135510

Movimento per la Vita? Perenne marcia indietro!


Una “Marcia per la vita”. E’ questo il nome che diversi estremisti antiabortisti hanno scelto di dare al corteo che ha sfilato oggi per le vie centrali della capitale e che di fatto si scagliava contro la libertà di scelta di ogni donna di portare avanti o meno una gravidanza definendo la legge 194 - che sancisce tele diritto- uno “sterminio di stato”.
Inquietanti le presenze e le frasi su striscioni e cartelli.
Oltre al “mondo cattolico”, hanno sfilato insieme Forza Nuova e Militia Christi e come ciliegina sulla torta in prima fila appariva un Alemanno in veste ufficiale di sindaco, con tanto di fascia tricolore, per una manifestazione patrocinata dal Campidoglio.
Una manifestazione composta essenzialmente da fascisti nostalgici, integralisti cattolici, omofobi e razzisti, a cui hanno pensato bene di affiancarsi diversi esponenti di vari schieramenti, dal Pdl al Pd, appoggiando di fatto un attacco feroce e frontale alla libertà di scelta di ogni donna.
Numerosi i cartelli con attacchi al diritto all’autodeterminazione delle donne. Vale la pena riportare alcune frasi: “L’aborto è violenza”, “L’aborto non è un diritto. E’ un delitto”, “Ru486 = ammazza madre e figli” , “Eluana voleva vivere”, “La vita nasce dal concepimento” e poi ovviamente non poteva mancare il leitmotiv tanto caro al movimento per la vita e company, ovvero dare delle’”assassine” alla donne che decidono di interrompere la gravidanza.

venerdì 11 maggio 2012

Genere e impresa, appunti di riflessione a cura del laboratorio


Il capitalismo non è un sistema neutrale rispetto al genere e, al contempo, i processi di soggettivazione sono inseparabili dalle condizioni storico-sociali entro cui si dispiegano. Da questa premessa di ordine generale consegue la necessità di non lasciare impensate le relazioni specifiche tra genere e organizzazione della produzione e del lavoro nel capitalismo contemporaneo. Il quadro di riferimento risulta – di necessità – estremamente complesso e le riflessioni che seguono non possono che denunciare preventivamente la loro parzialità. Una parzialità, tuttavia, che ambisce a non essere manchevole e che, al contrario, si fa metodo, ambendo così – come insegna Walter Benjamin – ad un proprio statuto epistemico.

    Quale ruolo gioca il genere all'interno del sistema produttivo contemporaneo? Questa – ridotta all'osso – la domanda da cui muovono queste brevi riflessioni. In termini diagnostici, le analisi più convincenti mettono in luce la natura ibrida del processo di accumulazione attuale entro il quale sfumano i confini che tradizionalmente delimitavano i luoghi della produzione. Vita e lavoro tendono a confondersi e, al contempo, una porzione significativa dei mezzi di produzione è incorporata nel lavoro vivo.

mercoledì 9 maggio 2012

Il genere al lavoro


Workshop a cura del Laboratorio Sguardi sui Generis
                                                                      
L’uguaglianza disponibile oggi non è filosofica ma politica: ci piace, dopo millenni, inserirci a questo titolo nel mondo progettato da altri? Ci pare gratificante partecipare alla grande sconfitta dell’uomo? C. Lonzi

Il workshop si propone di indagare la natura biopolitica del lavoro e degli odierni processi di produzione, cioè il modo in cui, dentro il capitalismo globale, l’inclusione di donne, migranti e categorie sociali tradizionalmente escluse produce gerarchizzazione della forza-lavoro e nuovi sfruttamenti. Leggere le trasformazioni in atto (la riforma del mercato del lavoro, le politiche di austerity) a partire da questa chiave, significa mettere in luce la ristrutturazione delle relazioni sociali e produttive che le politiche del debito producono, attraverso i dispositivi del reddito, del welfare, della cittadinanza. Il terreno del genere, in particolare, si rivela particolarmente strategico dentro questi processi nella misura in cui alla sua messa al lavoro dentro contesti produttivi sempre più precari si affianca l’estrazione di un valore invisibile ma non per questo meno rilevante: quel lavoro riproduttivo e domestico che, sostituendosi ad un welfare in estinzione, è chiamato a nutrire la nuova fase di accumulo di risorse e forza-lavoro.